Pentathlon Moderno: Sono sgomento ma c'è speranza di Daniele Masala
“Ma ci sarà pure qualcosa che funzioni”, mi son chiesto, “il lato organizzativo logistico, per esempio. Si quello andrà sicuramente bene”
Pubblichiamo questo scritto di Daniele Masala apparso su Facebook e sul sito http://www.pentathlonazzurro.it
In questi ultimi mesi ho deciso di ‘applicarmi’ al Pentathlon. “Come?”, vi state chiedendo: ho semplicemente parlato con le persone, discusso, ascoltato, appreso notizie e tratto conclusioni. È sicuramente una sensazione personale, quindi non il dogma assoluto, ma credo che da molto tempo in questo ambiente si respiri un’aria pesante. Ok, la cosa ci può stare, “in fondo è solo una mia idea”, qualcuno potrebbe obiettare. È vero, ma ci sono delle singolari caratteristiche che m’inducono disagio e purtroppo anche a rimanere sulla mia convinzione. La prima cosa sorprendente è che non ho trovato una persona che parli liberamente, esprimendo quello che veramente pensa. Tutti imbastiscono i propri discorsi iniziando con l’evitabile “qui lo dico e qui lo nego!” … ma che significa? Non riesco a trovare una giustificazione plausibile perché si assumi una tale posizione.
Che cosa si nasconde dietro questa paura?
Le cose ‘o sono o non sono’ e nello sport ancor più che in altri ambiti.
“Sicuramente mi conforterà il lato tecnico”, pensavo, ma anche in questo delicato settore molti atleti si lamentano ed altri, invece, non lo fanno per paura di ritorsioni (!). Non voglio fare dei nomi, ma ho ricevuto lettere di richiesta d’aiuto … continuo a meravigliarmi!
“Ma ci sarà pure qualcosa che funzioni”, mi son chiesto, “il lato organizzativo logistico, per esempio. Si quello andrà sicuramente bene”. Ennesima delusione: vengo a sapere che non per una sola volta, gli atleti sono partiti in pulmino per competizioni internazionali che si svolgono a migliaia di chilometri dalla loro casa. “Per risparmiare, sai, non ci sono soldi!” mi hanno confermato… non ci sono soldi? Ma se il CONI ha mantenuto lo stesso identico budget negli ultimi 5/6 anni, “perché”, mi chiedo, “improvvisamente non ci sono soldi?” Inspiegabile.
“Forse sono i collegiali permanenti che portano via le sostanze pecuniarie”, m’illudevo. No, neanche quello perché gli atleti non vivono in costante ritiro (come facevamo noi) e quando lo fanno si devono pagare anche il vitto (!). Capite bene che il mio sgomento continua a crescere e non voglio continuare con gli approvvigionamenti annui di materiale agli atleti, col parco cavalli, con lo stato attuale del C.P.O. di Montelibretti, ecc… ecc… ecc…
Basta! È ora che vi racconti una storia. La potrei intitolare ‘Come eravamo’.
Molti anni fa il C.P.O. era un fiore all’occhiello del CONI e della FIPM, sia per bellezza che per l’uso che se ne faceva. Per 11 mesi l’anno decine di atleti di alto livello frequentavano in maniera costante la foresteria. La mattina ci si svegliava e si faceva colazione tutti insieme, poi si andava a ‘lavorare’. Ci si allenava duramente per 6,7, anche 8 ore al giorno. Si mangiava tutt’insieme e si scherzava fra le pause. Avevamo a disposizione lame di spada, cavalli diversi a cui si dava una costante rotazione; il vestiario completo, che andava dal cap alla divisa da scherma, era fornito dalla federazione (!). Il poligono era frequentatissimo e sparavamo dalle 100 alle 150 cartucce ad allenamento (chiedete quanto costa una sola cartuccia cal. 22). Le pistole a fuoco erano anch’esse di proprietà federale e venivano distribuite a tutti con periodici controlli delle impugnature che erano estremamente personalizzate, ancorché costose!
“Si, ma eravate pochi atleti!”, si potrebbe obiettare. Questo è anche vero: il Pentathlon ha sempre sofferto una certa carenza di adesioni. Ma ho contato i partecipanti agli ultimi assoluti… ora vi consiglio di NON andare a vedere il numero di partecipanti delle analoghe gare del decennio 1980/1990… Avreste una brutta sorpresa!
E poi c’erano i collegiali all’estero: Australia, U.S.A., Messico, Canarie. Un’altra vita e, scusate se lo affermo, un’altra federazione !
Mi hanno addirittura comprato le lenti a contatto (io, noto miope). “E vabbè, ma tu hai vinto le Olimpiadi …” qualcuno potrebbe ancora dire, difendendo l’indifendibile.
Si è vero ho vinto le Olimpiadi, ma le lenti me le hanno comprate per allenarmi al massimo, quindi molti anni prima, e non dopo, a cose fatte, ‘solo per ammirare meglio le medaglie’!
Daniele
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